venerdì 14 marzo 2014
giovedì 13 marzo 2014
martedì 4 marzo 2014
Voglio credere.......
“Voglio credere
che le difficoltà abbiano davvero un senso. Ce l’hanno per forza.
La cosa che ti
aiuta di più è il sapere di non essere solo, di poter condividere con altre
persone la condizione in cui ci si trova.
Consola.
Consola davvero
tanto.
Altrimenti
bisognerebbe mollare, ma non solo io.
Mollare tutti
quanti insieme. Una protesta alla vita crudele e alle ingiustizie.
E invece no.
Ogni mattina ci alziamo dal letto e proseguiamo il cammino. Anche chi si
lamenta sempre lo fa, magari a modo suo, ma lo fa.
Ognuno di noi ha
un motivo per cui alzarsi dal letto. E se anche apparentemente non c’è. C’è.
Ricordo di aver
conosciuto una donna malata che, grazie alle necessità del suo cane, si sentiva
in obbligo di fare determinate cose. Ecco, si, di non mollare.
E ce l’ha fatta.
Perché quando la
mente si arrende, il corpo crolla.
Il corpo subisce
l’influsso dell’anima in una maniera spaventosa.
La piccolezza di
certi problemi diviene eclatante davanti ad immani disgrazie.
E allora ci
sentiamo piccoli e stupidi per aver desiderato un frivolo oggetto, per averne
fatto motivo di preoccupazione.
Le sciocche
ambizioni impallidiscono di fronte al senso di questa esistenza. Quello reale,
che vive lontano dall’essere alla moda, dal frequentare certi locali,
dall’essere impeccabile davanti al giudizio di altre mille coppie di occhi.
L’altro giorno,
in fila dalla dottoressa, ho visto entrare una donna ansimante. Tutti i
presenti la guardavano. Venti occhi su di lei.
La donna
sembrava alquanto provata. Respirava ad
un ritmo forsennato.
Pochi minuti
dopo il suo ingresso, la donna delle pulizie è uscita dal bagno. Le due signore,
che chiaramente si conoscevano, hanno iniziato a parlare.
Essendo vicino a
loro, inevitabilmente ho sentito quello che dicevano.
Ho scoperto che
la donna affaticata era affetta da una patologia grave ai polmoni e,
oltretutto, raccontava all’altra donna della difficile situazione familiare che
aveva a casa. Diceva di doversi occupare di una persona anziana.
La sentii dire
“Anch’io ho i miei momenti di crisi.”
Come per
giustificarsi, come se tutta quella situazione non la giustificasse a
prescindere.
In quel momento
ho pensato a quante volte mi faccio prendere dal panico per nulla. Tutti noi lo
facciamo.
Ricordo che
diceva di voler fare la ragazzina venendo fino lì in bicicletta. E mi fece
tenerezza, per tutta la grinta che aveva dentro.
L’altra signora
la ascoltava comprensiva.
La forza di
quella povera donna malata mi ha colpito e la porto con me.
È un esempio per
tutti, senza dover cercare chissà dove tra nomi illustri e personaggi
originali.
L’essere umano
sa abituarsi davvero a tutto.
Quello che ci
spaventa viene assimilato o rifiutato categoricamente.
Ma le montagne
non vanno accerchiate, vanno scalate!”
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domenica 2 marzo 2014
Acquerelli.......
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lunedì 17 febbraio 2014
Sera blu...
Sera blu.
Sera azzurra.
Nebbia.
Il treno corre.
La tenda che
sbatte
e fa rumore.
Sono parte di
questa notte
che urla al
cielo,
con i suoi
rimorsi,
i suoi sensi di
colpa.
La pianura si
estende
dentro la mia
anima sorda.
Nuvole,
tetto di marmo.
L’asfalto
bagnato
grida al cielo
il suo odore.
Le case si
chiudono
come lumache
impaurite.
tratto da 'Come i binari'
domenica 2 febbraio 2014
tratto da Come i binari.................
(...)
(...)
tratto da "Come i binari" di Liliana Casadei.
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"Renato
se ne andò dopo il brindisi, ingurgitando in fretta quello che aveva nel
bicchiere e dicendo che si sarebbero visti la sera dopo.
Gli
sembrò di scappare.
Stava
scappando da una delle sue paure, la stessa che aveva visto dentro quei due
occhi cangianti.
La
paura della vita, quella che si nasconde nelle pieghe inaspettate degli eventi
che non sai affrontare. Nell’imprevisto. La paura di uscire da uno schema, da
un ingranaggio ben oliato, da un rituale consolidato.
Quella
ragazza era una vittima.
Era
la vittima più antica di tutte, era la preda, era il fiore che viene
sacrificato prima di diventare frutto.
Era
tutte queste cose insieme.
Era
la paura di crescere."
(...)
tratto da "Come i binari" di Liliana Casadei.
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domenica 26 gennaio 2014
Come i binari..
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“La solitudine che permea questa società è avvilente.
Da tempo sostengo che tale condizione, quando non desiderata, porta le
persone ad un livello di tristezza ed autocommiserazione senza pari.
Eppure basta uscire di casa per andare al supermercato per rendersi conto
di quanto tutto questo sia reale. La nostra impotenza combatte con la necessità
di mantenere le distanze da tutto ciò che genera in noi possibile dolore.
Una donna anziana che fa la spesa. Compra una barretta di cioccolata.
L’occhio cade inevitabilmente dentro il carrello. Pochi cibi. Scelti
accuratamente. Questa è la prima impressione.
Superficiale.
Le guardo la gobba e subito i piedi. Scarpe di una volta, di quelle nere di
cuoio.
Ferma una commessa.
La ragazza, avvilita dall’ennesima interruzione del suo lavoro, le risponde
in maniera sbrigativa.
E pensare che quell’informazione le serviva davvero.
Ecco questo mi ferisce davvero della società.
Tutti noi. Binari che non si incontrano mai.
E andiamo avanti.
Guardiamo telegiornali che non sanno se far ridere o piangere. Notizie
senza spessore combattono con le più terribili dichiarazioni. Tutte raccontate
con lo stesso tono di voce.
Allora questi poveri anziani si ritrovano a chiacchierare con lo schermo
ventiquattro pollici. È un dialogo a senso unico, ovviamente.
Questa è la verità. Ed è talmente incarnata nel nostro esistere da non
spaventare nemmeno più. Distanze su distanze. Paura della vita. Quello si,
forse perché tra i mille impegni non abbiamo ancora capito di cosa si tratti.
Certo, non è mai troppo tardi. Ma non basta capirlo. Troppo facile.
Siamo bravi a fare i filosofi quanto ad ignorare gli occhi di un cane sul
ciglio della strada. E allora? Dove vogliamo arrivare? Al baratro più profondo.
Il lavoro che mi propongo di fare è quello di Ascoltare.
Non Ignorare ma Ascoltare.
Non Giudicare ma Ascoltare.
Non Vedere ma Guardare.
Francesco ha due gambe sottili sottili e si aiuta nel camminare con un
bastone a tre piedi.
La vita ci porta anche lì.
Ci rende schiavi degli altri.
Allora l’unica cosa che conta è sapere di aver fatto ciò che l’istinto
chiamava, quando era il momento. Il pubblico non serve più.
Dobbiamo vivere.
Solo vivere, non abbiamo scuse.”
da Come i binari.
sabato 18 gennaio 2014
lunedì 13 gennaio 2014
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